McL 6GT: McLaren ritorna, con il cambio manuale
C’è un sogno rimasto incompiuto nella storia di McLaren, e a Monterey Car Week il marchio di Woking ha deciso di riprenderlo in mano. Si chiama McL 6GT, ed è la reinterpretazione moderna della M6GT, l’auto stradale che Bruce McLaren, fondatore del marchio, sognava di realizzare ma che non riuscì mai a vedere completata prima della sua scomparsa.

Per McLaren, la M6GT non è un semplice progetto d’archivio: è la mitologia fondativa del marchio, l’idea seminale secondo cui McLaren potesse essere qualcosa in più di un semplice team corse — capace di costruire auto stradali con la stessa purezza e leggerezza delle sue macchine da competizione. Il progetto originale non arrivò mai alla produzione in serie che Bruce McLaren immaginava, ma la sua influenza non ha mai smesso di aleggiare sullo sfondo. Con la McL 6GT, quell’idea trova finalmente una forma contemporanea. Il CEO Nick Collins lo racconta con parole quasi commosse: “la McL 6GT immagina cosa il fondatore avrebbe voluto completare, arricchito da sei decenni di innovazione e passione in più, per dare vita a un’icona moderna della connessione tra pilota e macchina“.

In un’epoca in cui le supercar rincorrono sempre più elettrificazione e decimi di secondo, McLaren fa una scelta quasi controcorrente: la McL 6GT introduce un cambio manuale autentico, il primo della Casa dai tempi della leggendaria F1 del 1992. Un vero e proprio manifesto anti-tendenza: la potenza del V8 a combustione arriva alle ruote posteriori attraverso una leva vera, non un algoritmo.

E non è un dettaglio isolato: sterzo idraulico, comandi lavorati con cura tattile, componenti meccanici lasciati volutamente a vista. Tutto concorre a un’unica missione, quella di rendere ogni cambiata, ogni movimento dell’acceleratore, ogni input dello sterzo qualcosa di fisico, deliberato, sentito sulla pelle. La leva del cambio stessa è stata progettata per garantire la massima sensazione tattile, con un piccolo omaggio nascosto: il celebre Speedy Kiwi, il primo logo storico McLaren, inciso tridimensionalmente sul pomello.

Il design guarda dritto agli anni ’60, quando le sport prototipo da corsa dettavano le regole dell’estetica. La McL 6GT è bassa e larga, con un muso schiacciato che richiama la M6A, la vettura Can-Am da cui nacque la M6GT originale. Le superfici sono pulite, i volumi scorrono ininterrotti dal muso fino alla caratteristica coda Kammback, mentre l’abitacolo appare quasi incastonato nella carrozzeria piuttosto che appoggiato sopra.

Tra i dettagli più curiosi: i gruppi ottici posteriori reinterpretano il celebre motivo “Racing Loop” della M6GT originale, la targa storica di Bruce McLaren torna come grafica tono su tono, la sua firma compare nel vano motore, e persino il tappo del serbatoio nasconde il piccolo Kiwi inciso.

La fibra di carbonio resta il filo conduttore tra le due epoche: monoscocca super-leggera di ultima generazione, carrozzeria interamente in carbonio, e persino l’abitacolo lascia il materiale a vista in finitura lucida — un chiaro richiamo diretto alla M6GT originale e all’eredità racing del marchio.
McLaren non ha ancora rilasciato numeri su potenza, cilindrata o peso — una scelta che, in un mercato ossessionato dai CV, dice già molto sulla filosofia del progetto: meno sull’aggiungere tecnologia tra guidatore e strada, più sul togliere, mantenendo comunque prestazioni al passo con i tempi. Sappiamo però che il propulsore sarà un V8 a combustione interna, abbinato — appunto — al cambio manuale.

E poi, arriverà davvero!
La McL 6GT non è solo un concept da salone: anticipa una versione di produzione attesa nel 2028, che si posizionerà al di sopra dell’attuale gamma McLaren, dando vita a una nuova categoria di supercar ultra-esclusive del marchio. Insomma, se questo è l’antipasto, il piatto principale promette di far parlare di sé ancora a lungo.

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