Mission S: la supersport Porsche parla la lingua delle leggende

Tutte le grandi case, prima o poi, si guardano allo specchio e si chiedono chi sono. Porsche l’ha fatto con una concept che porta un nome secco e un po’ misterioso: Mission S.
Le risposte che ha trovato sono tre parole: autenticità, coerenza, intramontabilità.

Mission S: la supersportiva Porsche che parla la lingua delle leggende

Tobias Sühlmann, Head of Style di Porsche, la presenta come il frutto di una strategia stilistica pensata a lungo e nel suo insieme. Il prototipo Mission S indica una direzione di fondo che Porsche vuole portare presto nella sua futura gamma. Sotto la pelle c’è una piattaforma da supersportiva con motore centrale, vestita con un linguaggio lineare ispirato alle icone di famiglia.
C’è anche una notizia di sostanza: per la prima volta Porsche prevede una gamma di supersportive permanente, posizionata sopra la 911.

Mission S: la supersportiva Porsche che parla la lingua delle leggende

Il design parte dai tratti identitari: parafanghi “torpedo”, linea del tetto iconica, rapporto larghezza-altezza da vera sportiva. Da qui nascono i “volumi fluttuanti”, superfici sospese e fluide che danno alla carrozzeria l’aspetto di una scultura tecnica. Una linea continua collega le firme luminose davanti e dietro. Sopra, le superfici accentuano muscoli e dinamismo. Sotto, i volumi mostrano le funzioni tecniche e richiamano la filosofia della leggerezza.

Il bello è il gioco delle citazioni, che un appassionato Porsche riconosce al volo (proveteci anche voi, magari prima di leggere qui sotto):
– 911: fari circolari e parafanghi pronunciati, reinterpretazione del tipico disegno “a siluro”
– Modelli G: le linee di giunzione che si fondono con la firma luminosa
– GT1: il frontale ribassato e il concetto “car-in-car” del posteriore
– 959: la linea dinamica del tetto sotto l’alettone, qui prolungata fino alla coda
– 917: la ventola di raffreddamento a vista
– 928: i cerchi, che reinterpretano il motivo a “disco del telefono” con un disegno nuovo e più leggero.
Il motore centrale permette di valorizzare la classica flyline Porsche, mentre l’alettone attivo è completamente integrato nella carrozzeria.

Dentro: pochi schermi, tanta guida. È qui che la Mission S diventa davvero interessante. Porsche parla di un ritorno ai valori fondamentali dell’auto sportiva. L’architettura dell’abitacolo si ispira a 550 Spyder e 356, con due linee che attraversano plancia e pannelli porta per dare la tipica sensazione di stare “seduti in profondità”. La plancia non ha un display centrale permanente e non c’è nemmeno uno schermo per il passeggero. Al loro posto c’è un supporto retrattile compatibile con MagSafe: il tuo smartphone diventa, quando serve, il display per navigazione e informazioni. L’app My Porsche dà accesso alle funzioni dell’auto e permette di scegliere grafiche per gli indicatori ispirate ai design storici del marchio.

Dietro il volante restano cinque indicatori circolari, con il contagiri analogico al centro e un display alle spalle. A seconda della modalità di guida, il contagiri si avvicina al pilota e i cinque quadranti si dispongono affiancati o sfalsati in profondità. A sinistra del volante c’è l’alloggiamento della chiave, come tradizione Porsche vuole. Sul cruscotto compaiono comandi push-pull per accedere direttamente alle impostazioni di comfort e di guida, e l’elemento Sport Chrono è stato reinterpretato per unire emozione analogica e precisione digitale. I sedili portano soluzioni inedite: chiusura della cintura integrata nel centro dello schienale e regolazioni elettriche riposizionate.

Mission S: la supersportiva Porsche che parla la lingua delle leggende

La palette richiama le Porsche da corsa di successo: bianco, grigio e rosso. Le tinte sono bianco ghiaccio metallizzato, rosso chiaro metallizzato, black chrome e un special black sviluppato apposta per gli interni. In un’epoca in cui ogni plancia sembra un tablet gigante, Porsche si presenta con meno schermi e più pulsanti. Mi piace, e mi piace ancora di più che lo faccia citando la 917 e la 959 invece di inseguire il futurismo a tutti i costi. Resta però una grande domanda: cosa c’è sotto il cofano posteriore?

redazione

Tutti vogliamo che la vita sia meno "grigia metallizzata" e torni il capriccio di sognare a colori; cosa c'è, di meglio, di un bel rombo di un motore?