Clio è Renault e Renault è la nuova Clio!
Test Drive
Renault Clio esprit Alpine
full hybrid E-Tech 160
(prova su strada)
Avete presente quando andate alla ricerca di un abito in un negozio e, se una taglia vi soddisfa per alcuni aspetti, poi preferireste prenderne un'altra per altri?
Bene.
Se non volete problemi e, quindi, la piena soddisfazione, la soluzione è sempre quella: optare per un abito su misura...
Ecco. La prima impressione che ho avuto, nel momento in cui ho preso possesso della nuova Clio, è stata proprio questa: mi ha dato l'impressione di essere tagliata su misura, almeno per me. Quindi mi è bastato veramente poco (parlo di minuti) per entraci in sintonia.
E questo è bello, no?
La Clio che non si ricorda di essere piccola.
Ti aspetti la solita utilitaria simpatica, quella che ti accompagna al lavoro senza pretese. E invece sali a bordo e trovi qualcosa che ha chiaramente letto le storie delle “hot hatch” nel tempo libero e ha deciso di provarci. La Clio 6 è cresciuta.
Sette centimetri in lunghezza, quattro in larghezza — le proporzioni si sono fatte più adulte, più muscolose. Quindi ti sorprende nel modo sbagliato — o forse nel modo giusto, dipende da cosa cercavi. E chi sei, tu, che la guidi.
Almeno 3 cose che vi colpiscono SUBITO
La prima che non è una full electric, ma una full hybrid con un termico di "tipo Renault”. Quello che ci piace e ci ha conquistato negli anni. Perché non vi dà la "dipendenza di ricarica" (dicesi plug-in) e vi garantisce autonomie e consumi da urlo. Soprattutto in questo periodo di crisi petrolifera, in cui la benzina aumenta di prezzo anche su delle supposizioni e diminuisce, ma solo molto lentamente, ogni volta che c’è aria di tregua.
La seconda: che è più sportiva rispetto alla precedente (che aveva linee decisamente più arrotondate e femminili) e, quindi, diventerà maggiormente amata (anche) da un pubblico maschile e/o più giovane. Soprattutto se la prendete con l'allestimento "Esprit Alpine".
La terza, che fa parlare molto di sé e vanta somiglianze (più o meno vere) con best seller blasonate o di grande successo. Fate un giro nei forum e ci troverete riferimenti di ogni tipo: Aston Martin, Ford, Peugeot, Mazda, Ferrari. Insomma, emerge un quadro interessante e variegato. Non c’è un unico paragone, ma diversi a seconda del lato da cui la si guarda... E’ vero, alcune sono un po’ improbabili ed esagerate.
Ma, a me, hanno sempre insegnato che quando un'auto fa parlare di se, beh, è già un successo!



Divisiva, e lo sa...
Il frontale è il punto più discusso: c'è una griglia esagonale profonda che ricorda una maschera da scherma, con luci che sembrano volersi staccare dalla carrozzeria grazie all'effetto tridimensionale.
Sopra, la firma luminosa spezza in due il logo losanga di Renault e crea una "C" luminosa che di notte è genuinamente bella.
Dietro, invece, siamo quasi tutti d’accordo: lunotto inclinato quasi da coupé, fanali esagonali scultorei che non cedono alla moda della striscia continua.
Nell'Esprit Alpine si aggiunge la lama anteriore (modello F1) in grigio Shadow Matt opaco, i passaruota in tinta a contrasto e i cerchi diamantati da 18 pollici. È un pacchetto visivo che funziona — aggressivo senza essere pacchiano.
Il “Verde Assoluto” sta riscuotendo un grande successo, come colore. Lo avete visto dal vivo? Vi convince o preferite qualcosa di più sobrio, come il nostro “Rosso Assoluto”?




Inside è una cosa seria!
Gli interni strappano consensi più unanimi: ricordano quelli della R5 — e non è una cattiva cosa, badate bene, eh. Anzi, si crea un ambiente ancora più intimo e facile da gestire, che anche l'odioso satellite del volume della radio, beh, ora dà l'impressione di essere più accessibile.
Nota dolente, per qualche guidatore "senior": le maniglie sul soffitto non ci sono.
La plancia è una cosa seria. I due display da 10,1 pollici affiancati formano una "V" leggermente rivolta verso il guidatore — non è la soluzione più originale del mondo, ma è eseguita bene. Lo schermo centrale è verticale, orientato come un tablet, con grafica pulita e Google integrato che risponde rapidamente. A sinistra dell'infotainment, una fila di tasti fisici per il clima: scelta saggia, e sempre più rara. Ogni volta che metti le mani su dei comandi veri, senza dover affondare in un menu, ti rendi conto di quanto quella decisione valga oro, soprattutto nel traffico. Anche perché possiamo azzardare che sia proprio qui che la Clio passerà la maggioranza del suo tempo.
Sull'Esprit Alpine, la plancia è rivestita in tessuto tecnico — lo stesso che corre sulle portiere, alternato a inserti con effetto titanio ossidato (molto coreografico alla vista) intorno alle bocchette. Un lusso da berlina tedesca di qualche anno fa;
qualche plastica rigida nelle zone basse (ma molto basse) c'è, ma l'insieme è coerente e curato. E poi ci sono i sedili: avvolgenti, ben sagomati, con supporto laterale sufficiente anche quando la strada si fa più tortuosa. La "A" di Alpine ricamata sulla schiena è un dettaglio che appaga — piccolo orgoglio d'allestimento.
I due schermi da 10,1 pollici che ti fissano come un pilota di F1 allo specchio. Diciamo che avrei solo tolto la leva del cambio sul piantone dello sterzo e avrei sacrificato lo stivaggio nei due vani, con chiusura magnetica del tunnel, per un cambio centrale a leva. Lo avrebbe meritato!
Ci sono due USB-C anteriori e la ricarica wireless.
Per salire e scendere agilmente dai sedili posteriori, bisogna arrangiarsi. E il baule dell'ibrida scende a 309 litri — penalizzato dalla batteria. Non è drammatico, soprattutto perché (a parer mio) è questa la versione da comprare, potendo.




L'ibrido che non ci pensa su
Il sistema E-Tech diventa sempre migliore, matura e si sente. Un 1.8 quattro cilindri a ciclo Atkinson da 109 CV funge, quasi sempre, da generatore — le ruote le muove un motore elettrico da 49 CV, con un secondo motore elettrico che gestisce i cambi senza frizione. Potenza combinata: 160 CV.
Si parte sempre in elettrico — silenzioso, fluido, rassicurante come una domenica mattina. In città il motore termico resta zitto per la maggior parte del tempo e, nei chilometri percorsi, si ha modo di appurarlo.
Quando l'acceleratore chiede di più, il sistema scala senza strappi. Il cambio multimodale — uno dei suoi punti di forza — lavora in background e quasi non si percepisce.
Quasi: in alcune situazioni di accelerazione più decisa, il 1.8 termico si fa sentire alzando la voce più di quanto ti aspetteresti. Non è un rumore spiacevole, ANZI, ti ricorda che sotto c'è ancora un motore vecchio stile.
In modalità Sport, la risposta all'acceleratore diventa più pronta, lo sterzo si appesantisce quel tanto che basta. Zero a cento in 8,3 secondi. Non fraintendetemi, non passa da dottor Jekyll a Mr. Hyde — la Clio rimane una city car, non una hot hatch - ma in curva il corpo auto rimane piatto, c'è grip sufficiente e, con i cerchi da 18 pollici, la comunicatività dello sterzo è buona.
Insomma: nonostante i numeri da utilitaria normale, l'esperienza in marcia è tutto un altro discorso: ci si diverte, nei limiti del genere.

La cosa che mi ha sorpreso di più
I consumi reali. Nel misto urbano/extraurbano, il computer di bordo ha registrato stabilmente sopra i 21 km/l. Su un lungo trasferimento autostradali con il cruise control adattativo attivo — che funziona benissimo, progressivo, mai nervoso — siamo intorno ai 17-18 km/l. Per un'ibrida non plug-in, sono numeri che convincono ed esaltano.


Quindi: vale la pena?
Su strada: il patto con la realtà...
Qui va detto qualcosa di onesto. I cerchi da 18 pollici dell'Esprit Alpine sono bellissimi da guardare in sosta. In movimento su fondi urbani sconnessi, si sentono. La spalla delle gomme è bassa, le buche arrivano in abitacolo con una nitidezza che le versioni con cerchi da 16 o 17 non hanno. Non è fastidioso, almeno per me che sono abituato a guidare sportive molto più scomode, ma è percepibile. Chi usa la Clio principalmente in città, e vuole anche l'allestimento Esprit Alpine per l'estetica, dovrebbe saperlo prima di firmare l'ordine.
Per chi invece usa la macchina prevalentemente fuori città, su strade extra urbane o autostrade, il problema non si pone.
Il freno rigenerativo si integra bene con quello meccanico nel 90% dei casi. Nel restante 10%, la transizione tra le due modalità è un filo brusca — non un difetto, ma qualcosa che si nota nelle frenate più modulari. Si impara in fretta a gestirlo.
Una menzione speciale va all'ACC — Adaptive Cruise Control — disponibile sull'Esprit Alpine. Funziona davvero bene. Nei lunghi trasferimenti mantiene la distanza in modo fluido, rallenta in curva in anticipo, e il sistema di mantenimento della corsia interviene con delicatezza. Non strappa il volante di mano, non ti fa zigzagare. Il classico cruise control che dopo venti minuti dimentichi di avere attivato — e questo è il più bel complimento che gli si possa fare.

Se vuoi un'auto che fa tutto bene, consuma poco, ti dà tecnologia da segmento superiore e ti fa sentire un po' più speciale rispetto al traffico che ti circonda: sì, vale la pena. La Clio 6 Esprit Alpine è una macchina matura, pensata, con un sistema ibrido che funziona per davvero e un abitacolo che riesce a sorprenderti ogni volta che ci sali. E poi non è un SUV... Già solo questo vi premierà per la sua scelta!
Dipende da cosa cerchi — e questa risposta è meno evasiva di quanto sembri.
Se vuoi dinamismo vero, sterzo comunicativo e quel brivido sul tornante che ti fa dimenticare di avere un appuntamento: ci sono scelte migliori. La Clio non è mai stata una sportiva — e l'Esprit Alpine è un allestimento, non una trasformazione di carattere.
Ma per quello che è — la migliore versione di una city car ibrida con pretese estetiche e una tecnologia che smette di essere scusa per diventare sostanza — questa Clio sa il fatto suo. E si vede!


Sì, vale la pena!
Su Instagram gira qualche foto di una versione Williams aggiornata al 2026. Magari la facessero. Questa sì che sarebbe un’altra bella trovata, da parte di Renault, nelle sue riuscitissime “operazioni nostalgia”. Ma ho come l’impressione che rimarrà solo un sogno irrealizzabile.
Sta di fatto che se vuoi un'auto che fa tutto bene, consuma poco, ti dà tecnologia da segmento superiore e ti fa sentire un po' più speciale del traffico che ti circonda: sì, vale la pena.
La Clio 6 Esprit Alpine è una macchina matura, pensata, con un sistema ibrido che funziona per davvero e un abitacolo che riesce a sorprenderti ogni volta che ci sali. E poi non è un SUV... Già solo questo vi premierà per la sua scelta!
I don't Like
Renault ha piazzato una telecamera, sul montante anteriore sinistro, che vi osserva e a cui nulla sfugge. Cercate di farvela amica, perché (altrimenti) sono guai.Lifers Cool
Se state valutando il salto all'ibrido nel segmento B, questo test drive è probabilmente la scusa migliore che trovate. È stata la macchina che, dopo 10 giorni passati in sua compagnia, non volevamo più restituire.Anche tu hai un'auto che ci vorresti far provare?
(riservato a concessionari e proprietari di auto particolari)
RINGRAZIAMENTI SPECIALI
Renault Italia S.p.A nelle persone della Dott.ssa Giorgia Solarino e Dott.ssa Paola Rapaci.
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